Pensare positivo

Per dare corpo ad un ecosistema digitale occorre per prima cosa pensare direttamente in modo digitale.

Funziona come per le lingue straniere.

Se si pensa in italiano e si traduce in inglese il risultato spesso è un ridicolo e un fantozziano Io no spik inglish.

Si è invece sicuri di avere acquisito la padronanza di una lingua diversa da quella natia quando talvolta si sogna in quella lingua, magari quando si è in viaggio all’estero.

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Ecco perché i protagonisti della costruzione dell’ecosistema digitale del Paese dovranno essere scelti esclusivamente tra chi è capace di pensare e di sognare in digitale, direttamente, senza bisogno di traduttori e di intermediatori.

Si tratta di una ricetta semplice ma efficace.

Mi sembra che Riccardo Luna, con l’iniziativa dei Digital Champions, stia fornendo una grande aiuto.

Ma purtroppo non basta.

Ci sono ancora troppe persone analogiche deputate a gestire i processi di digitalizzazione dell’Italia.

Faccio esplicito riferimento a politici, burocrati, amministratori, dirigenti, consulenti e professionisti che millantano competenze che non possiedono ma che hanno deciso di cavalcare un tema a loro oscuro ma oggi di grande rilevanza e rilievo.

iRoby

 

Massimo D’Azeglio 2.0

Adesso che abbiamo fatto l’Italia digitale – e per ora ancora si tratta di un ottimistico auspicio – occorre fare gli italiani digitali.

Colgo con favore la suggestione emerga questa mattina nell’allegro e professionale contesto di Italia Connessa per cui finalmente quando ci riferiamo all’ecosistema digitale del paese possiamo ormai usare “stiamo facendo” invece che il “faremo”.

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Però i dati recentemente resi pubblici dall’Istat ci dicono che il 34% degli italiani tra i 16 e i 74 anni non hanno mai una volta nella loro vita usati Internet contro il 20% della media europea.

La spiegazione per cui questo fenomeno è dovuto – anche solo parzialmente – alla sbilenca digitalizzazione della pubblica amministrazione italiana mi convince poco.

Con Internet si possono fare ennemila cose e non necessariamente legate al rapporto tra il Cittadino e lo Stato e le sue articolazioni territoriali.

Infrastrutture, piattaforme e servizi – con l’unico limite del facile accesso – sono disponibili da tempo in un mondo ormai globalizzato.

Per questo ritengo che per fare gli italiani digitali serva qualcosa di più che un buon portale dei servizi pubblici.

Sottovalutare il problema potrebbe essere un errore madornale, affrontarlo un monumental task.

iRoby

Dedichiamoci ad altro

Il 2024 è veramente ancora troppo vicino per essere sicuri di avere tratto esperienza dai nostri sbagli e di essere finalmente in grado di trarre vantaggio dalla opportunità che ci vengono offerte.

I Mondiali di Italia ’90, le Olimpiadi Invernali di Torino 2006, il prossimo Expo 2015 hanno lasciato e lasceranno voragini di debiti e in alcuni casi sono stati eventi che hanno creato soprattutto convenienza per chi è dedito al malaffare.

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Facciamocene una ragione e proviamo ad impegnarci in sfide meno monumentali.

Proviamo per esempio a risanare la sanità e a bonificare e digitalizzare le scuole?

iRoby

To be honest

Ci sono finalmente dei segnali incoraggianti almeno di presa in carico della implementazione di un ecosistema digitale del Paese.

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La chiarezza con cui vengono esposti i problemi e attribuite le responsabilità, anche nei convegni più rilevanti e nelle sedi più istituzionali, e l’avvio dei lavori del Comitato di Indirizzo dell’AgID mi lascia pensare che forse il motore si mette in moto e che poi la macchina finalmente incomincia a muoversi.

iRoby

AgID

Domani sera volo a Roma per partecipare al Digital Government Summit 2014 e alla prima riunione del Comitato di Indirizzo dell’Agenzia per l’Italia Digitale come rappresentante delle Regioni.

Sul piatto ci sono un paio di cose che valgono vuoto per pieno più di una quindicina di miliardi di euro.

Strategia per la Crescita Digitale 2014-2020

Strategia Italiana per la Banda Ultra Larga

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Quando l’aereo lascerà la pista di decollo mi butterò alle spalle lo stupido provincialismo che contraddistingue una miope classe dirigente di un Paese che pensa in analogico e che prova a tradurre l’analogico in digitale come quando prova a parlare in inglese pensando in italiano.

iRoby

Sopravvivenza

Questa mattina sono in ISTAT a discutere i dati e le considerazioni della ricerca “internet@2013”.

Ho letto con la dovuta attenzione il documento tra il volo di ieri e questa mattina presto in albergo.

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I dati sono oggettivamente allarmanti e le conclusioni conseguentemente impietose.

Ormai il digitale non è più un fattore di crescita e di competitività ma piuttosto una questione di sopravvivenza di una comunità.

Ne scriverò un articolo che ho promesso ad Alessndro Longo per agendadigitale.eu durante il fine settimana.

iRoby

Il retino

Oggi la “rete” mi ha perseguitato  da questa mattina per raccontarmi i particolari di una presunta lire tra Raffaella Carrà e Lorella Cuccarini, lite vera o presunta di cui non ne ne frega nulla e di cui nulla voglio sapere.

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Se il Piano Nazionale per la Banda Ultra Larga e quello per la Crescita Digitale dovessero servire a farmi sapere come finirà questa querelle tra le due soubrette giuro che voglio rimanere analogico per il resto della mia vita e che lotterò contro ogni forma di digitalizzazione del Paese.

#noecosistemadigitale

iRoby