Troppa roba?

Forse il problema è che noi italiani alla fine abbiamo troppe cose di grande valore e quindi andiamo in confusione e non siamo più  in grado di valorizzarle adeguatamente.

Prendiamo il caso del formaggio olandese.

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Buono, per carità, nessuno dice niente.

Ma vi immaginate dei palazzi in centro a Torino dedicati alla valorizzazione ed alla vendita della Toma di Lanzo?

iRoby

Anvedi come sta …

… l’Europa.

Nella Città dove non sono i camini a fumare e dove gente fatta, non dico bene o male, ma tanto, tanto fatta, si aggira dicendo: “anvedi come sto!”, una prima riflessione amarognola.

ieri ho preso un taxi a San Mauro per andare in aeroporto, arrivati a Caselle quando ho porto la carta di credito al tassinaro subalpino il troglodita digitale l’ha rifiutata con sprezzo dicendomi “solo contante”.

Eppure avevo chiamato il 5730, non una compagnia illegale per risparmiare.

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Mi sono consolato pensando che stavo partendo per la civilissima Olanda, una delle patrie dei diritti e del digitale.

Fiducioso, appena sceso dall’aereo, mi  sono messo in fila per prendere un taxi ufficiale del servizio ufficiale dichiarato ufficiale dalla cartellonistica ufficiale.

Arrivati in albergo … uguale: “cash only!” mi ha comunicato laconico il vichingo venuto da Istambul.

Non ho fatto questioni per ragioni di simmetria comportamentale.

L’impressiome  è che alla fine sia l’Europa ad essere contaminata dai peggiori vizi italici e, per sfortuna, non il contrario.

iRoby

NYC Canada (25)

Oggi non è una giornata come le altre.

Oggi, dall’11 settembre 2001, è #September11.

Ricordo perfettamente tutto di quel giorno maledetto.

Dove ero, con chi ero, chi ho chiamato, il silenzio, l’angoscia e la certezza.

La certezza che nulla sarebbe più stato come prima, perché dopo qualche schermaglia quel giorno maledetto era iniziata la guerra.

Una guerra nuova con nuove regole.

Ricordare #September11 vuol dire onorare tutti i morti che da qual giorno sono rimasti e rimarranno sul nuovo campo di battaglia.

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Una battaglia che si combatte nella normalità della nostra vita.

Prendi un aereo, un treno, una metropolitana, un pullman?

Puoi morire per un attentato.

Vai allo stadio, ad un concerto, a ristorante?

Puoi morire per un attentato.

(…)

Ieri a Manhattan si sono concluse le celebrazioni del Labor Day, che cade sempre il primo lunedì di settembre, con la tradizionale sfilata del sabato sulla Quinta Avenue.

Per la seconda volta nella mia vita ho assistito ad un evento che considero simbolico e istruttivo.

Ancora una volta il segno tangibile che gli Stati Uniti, le sue donne e i suoi uomini, vanno avanti con forza, coraggio e dignità, e in difesa della libertà.

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Oggi è il momento del raccoglimento e del ricordo.

Come promesso a me stesso sono qui, per #September11.

Per la mia storia, per la mia cultura, per la mia dignità, per la mia libertà e per la mia gente.

iRoby

NYC Canada (24)

Quasi ai titoli di coda.

Prime telefonate di lavoro, quello che sarà vecchio dal 15 settembre, quello che sarà nuovo dal 16, quello che faccio per passione nel mio tempo libero.

Come sempre sarò riassorbito, lentamente e inesorabilmente, fino al prossimo distacco spazio temporale.

Raccontare a voi che mi leggete Manhattan mi è difficile perché l’ho fatto molte volte e finirei per ripetermi ed essere tedioso.

Ieri mattina appena fuori dall’albergo ho sentito uscire da un negozio li vicino New York, versione Empire State of Mind, di Alicia Keys e mi sono sentito subito bene come quando tre anni fa, entrando nella palestra del The Muse dagli auricolari dell’iPhone ho cominciato a sentire New York degli U2.

Tu chiamale, se vuoi, emozioni“, direbbe qualcuno che ci manca tantissimo.

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Manhattan è un posto dove mangi sei ostriche buonissime e freschissime e una bouillabaisse incredibile in un pub irlandese, annaffiando il tutto con un gin martini perfetto e una domestic, o local, beer da urlo.

Manhattan è dove trovi un tassista di origine asiatica che faceva il manager in IBM e vuole sapere cosa ne pensi tu delle smart cities, visto che arrivi da Torino, che è vicina a Ivrea dove è nata la Olivetti.

Manhattan è dove, sempre un tassista – che sembra Robert De Niro in Taxi Driver trenta anni dopo -, ti carica al Pier 17 e quando gli chiedi di portarti in zona Time Square ti dice che è una follia, ci metteresti troppo tempo e spenderesti tanto, quindi ti lascia vicino alla più comoda entrata della metropolitana per cinque dollari.

Manhattan, New York, NYC, The Big Apple.

#ILOVENYC

iRoby

 

NYC Canada (23)

Quasi un dispaccio.

Giornata fatta di sei ore in aereo e l’orologio portato a più 3 ore per il nuovo fuso orario.

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MANHATTAN

Che vi posso dire?

Ci ho passato la trentaduesima sera negli ultimi quattro anni.

E sto già male a pensare di lasciarla e dover attendere qualche mese per rivederla.

#ILOVEMANHATTAN

iRoby

 

NYC Canada (22)

Tra Vancouver e Seattle è almeno un quarto di finale di Champions League.

Della prima – città – vi ho raccontato, sulla seconda provo a non essere banale.

Si respira un’aria profondamente americana, quando questo vuol dire avere reciso i legami con la cultura e la storia di origine europea.

Come dire, qui siamo nella West Coast, siamo americani, nessuna influenza anglofona o francofona, siamo – diventati – una cosa nuova e diversa.

Una sensazione, ovviamente soggettiva, che ho percepito al Seattle Waterfront, così come allo Space Needle e all’incantevole Chihuly Garden and Glass.

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Tra l’altro oggi ho scoperto per caso – ignoranza mia – che Seattle non ha dato solo vita alla Microsoft ma anche a Starbucks.

Quindi ho colto l’occasione unica di degustarmi un caffè proprio a casa – si fa per dire, si scherza – del Signor Starbucks.

Oggi si vola per cinque ore fino a Manhattan e se ne recuperano tre di fuso.

Si torna a meno sei.

Piano, piano sto cominciando lentamente a visualizzare numericamente questo bellissimo viaggio, che è stato purtroppo disturbato da qualche contrattempo.

L’ultimo post, o una sua edizione speciale, sarà dedicato a snocciolare qualche numero.

Poi si inizierà ad imbastire il progetto del prossimo.

Prime ipotesi?

Ho in testa un drive coast dall’Alaska al Messico.

Oppure un Florida Cuba.

Australia e Nuova Zelanda richiedono al momento un numero di giorni ed un periodo dell’anno che proprio non posso permettermi nei prossimi mesi, ho preso degli impegni professionali e sono una persona seria.

Vedremo.

Comunque terminare un viaggio penando al prossimo è l’unico antidoto per alleviare il senso di tristezza.

iRoby

 

 

 

NYC Canada (21)

Finalmente a Seattle, ma il viaggio continua ad essere dei non più fortunati.

L’albergo – anche carino ad essere sinceri – si scopre non avere l’ascensore e la stanza, naturalmente è al terzo e ultimo piano.

Il WI-FI non arriva in camera e bisogna essere dei rabdomanti per trovare un bava di connessione in rete.

A futura memoria stiamo parlando dell’Hotel MarQueen. NdR

E dire che siamo a pochi chilometri dalla sede centrale della Microsoft.

Tutto il resto procede per il meglio, ma le seccature quando una viaggia non possono essere troppe.

Non mi aspettavo onestamente dei controlli così importanti al confine tra Canada e Stati Uniti.

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Mi aspettavo invece qualcosa di più dal Microsoft Visitor Center, dove, è bene dirlo, la rete guest al momento della mia visita non funzionava.

Domani mattina presto si torna sulla Est Coast, a Manhattan, per gli ultimi tre giorni di viaggio che termineranno in una data per me molto significativa, l’11 settembre.

Ecco svelato il motivo del rientro posticipato, per i 15 anni volevo ricordare una ricorrenza così terribile con una presenza non solo di spirito.

iRoby

NYC Canada (20)

Vancouver è fantastica, ogni altro aggettivo è assolutamente superfluo.

Dopo dieci minuti dieci ti sembra di essere a casa tua, un posto che conosci come le tue tasche.

Facile da girare a piedi, in bicicletta, in auto e con i mezzi pubblici, non sembrano esserci mai problemi, posteggiare, acquistare un qualsivoglia biglietto, avere l’informazione giusta è sempre tutto semplicissimo.

Per il resto è difficile da spiegare, lo ammetto.

Ha molto di nordico ma anche qualcosa di etnico e di giapponese.

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Si, di giapponese, per via di una architettura moderna, razionale, lineare e pulita.

Io ci ho trovato qualcosa, qualche influenza, uno spirito un po’ … ZEN.

Ecco, lo ho detto, magari è una bestialità ma ce lo avevo in testa da ieri e lo ho detto.

C’è poi allegria, cultura, gusto per la vita.

Si mangia e si beve bene.

Difetti?

Non ne ho trovati, a parte la temperatura precocemente tardo autunnale.

Ora parliamo Wreck Beach.

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Un posto magico che, ve lo dico per tempo, dovete guadagnarvi.

Quattrocentottanta scalini a scendere ma poi quattrocentottanta scalini da rifare in salita.

Quattrocentottanta scalini fatti di tronchi di legno e sabbia battuta, uno diverso dall’altro, mai due uguali.

Scordatevi un passo continuo e lineare.

Però ne vale la pena.

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Le foto in questo caso purtroppo non rendono l’idea.

iRoby

 

NYC Canada (19)

Il percorso da Victoria a Nanaimo è di una bellezza mozzafiato.

Punto.

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Il che conferma ancora una volta che la pianificazione del viaggio questa volta è stata sbagliata.

L’Isola di Vancouver – non fosse altro perché misura quattro volte la Corsica – meritava almeno due giorni di più.

Quei giorni stupidamente buttati via a Quebec, la pessima.

Poi le stupidaggini dei passaporti dimenticati in albergo – guarda caso a Quebec – e il sottovalutare l’ascesso hanno fatto il resto.

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Bella la attraversata da Nanaimo a Vancouver, su delle navi decisamente di classe superiore di quelle che collegano Port Angeles a Victoria.

Prendete appunti che poi queste cose vi servono e non le trovate sulle guide turistiche.

Vancouver è apparsa immediatamente splendida, nonostante la coda domenicale per arrivare alla downtown.

Mi ripeto, belle Toronto, Montreal e Ottawa, ma la costa dell’Oceano Pacifico, il suo essere così wild e l’atmosfera che si respira nelle città è tutta un’altra cosa.

iRoby

NYC Canada (18)

Dopo due/tre giorni durante i quali ho provato stoltamente a sfidare la sorte curando un inizio di ascesso mandibolare con antidolorifici, sciacqui e ghiaccio, ieri mattina mi sono svegliato con la mascella destra che sembrava quella di un roditore che ha appena fatto scorte per l’inverno ed un male da colica renale guanciale.

A dire il vero, la sera prima, fatta l’autodiagnosi, avevo provato inutilmente a convincere degli incorruttibili farmacisti a darmi un antibiotico sottobanco, ma ho fallito miseramente.

Ieri mattina è quindi scattata la caccia alla ricetta.

Primo tentativo, su consiglio del gentilissimo e premurosissimo personale dell’Hotel Rialto, il pronto soccorso dell’0spedale di Victoria.

Bella struttura, ampio e comodo posteggio, tutto molto ordinato e pulito, l’infermiera dell’accettazione che ti misura pressione, battito cardiaco e temperatura mentre compila i moduli necessari, ma qualche pecca a dire il vero anche qua non manca.

Non c’è il numero, come dal salumiere, quindi non si capisce a chi tocca.

Vero è che qui sono tutti molto civili ed educati, ma quando uno sta male e c’è di mezzo la salute alcuni schemi nordici saltano.

Non c’è il WI-FI Guest, quindi il tempo non passa più.

I problemi sono quelli canonici e irrisolti di un tipico pronto soccorso.

Dopo venti minuti abbandono, anche per non far perdere inutilmente del tempo al personale medico e paramedico in cose ben più serie affaccendato e torno sulla mia prima opzione.

Mi affido ad un centro medico privato.

Ne provo uno a caso, il più vicino all’ospedale.

Alle 11.15 esco con una prenotazione per una visita medica fissata per le 12.40, che mi è costata 105 dollari canadesi [circa 73,5 euro], alle 13.20, dopo una visita approfondita e serissima, esco con la mia ricetta in mano.

Alle 13.40 estraggo la prima pillola di antibiotico dalla confezione personalizzata preparata in farmacia e accompagnata da un altrettanto personalizzato bugiardino.

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Tanto vi dovevo dopo la news sui social. NdR

Il resto della giornata l’ho dedicato, compatibilmente con le precari condizioni di salute, a visitare la bellissima Victoria.

iRoby