Quanti falsi stereotipi

Nel bene e nel male.

Gli scozzesi parlano che non si capisce niente.

Almeno a Edimburgo direi di no.

I popoli del nord, come gli scozzesi, sono molto efficienti.

Mah …

In Scozia come in tutta la Gran Bretania si mangia male.

Falso, provare per credere.

In Scozia piove sempre e il clima è freddo e umido.

Sicuri, sicuri, sicuri?

Gli scozzesi sono chiusi e non danno confidenza?

Forse gli estroversi li ho trovati tutti io.

Il traffico è fluido e tutti rispettano i divieti?

Ho visto cose che voi umani …

Ecco perché adoro viaggiare, per toccare con mano e non vivere di falsi stereotipi.

iRoby

Bidexit

Con rispettosa ironia.

Il volo Malpensa – Edimburgo della Easyjet si salva per la gentilezza del personale, tutto il resto è da dimenticare.

L’areoporto di Edimburgo è uno dei più disorganizzati e cervellotici dove io sia mai atterrato o abbia fatto scalo.

Per ogni disservizio ti chiedi inutilmente perché, e sai che non può esserci una spiegazione razionale.

Ritirare l’auto prenotata da un mese si è rivelato più complesso che ottenere la carta di identità elettronica in Italia.

Ho dovuto riscrivere tutti i dati che avevo digitato per la prenotazione a mano su un foglio bianco.

Ovviamente guidare una macchina costruita al contrario e, per me, sempre contromano non è stata una passeggiata di salute.

Finalmente, però, un efficientissimo addetto al check in.

Dopo avere parlato per un po’ in inglese con lui ho scoperto che è Italiano.

Alla fine poi l’annunciata mancanza del caro e insostituibile bidè.

Comumque Edimburgo è molto bella.

iRoby

Biglietti comprati

Ancora una volta la saudade per The Big Apple ha avuto la meglio, ancora una volta gli States saranno la meta estiva, quella del long summer trip.

Purtroppo i biglietti sono due, nel senso che c’è anche quello di ritorno.

Una cosa sulla quale devo ancora lavora per compiere il grande passo.

Per adesso però ricordo a me stesso di essere un ragazzo fortunato, per potermi permettere ogni anno almeno un long summer trip to the States e il duplice passaggio a Manhattan.

Per alcuni sono probabilmente noioso, ripetitivo e seriale, però l’attrazione che mi porta dall’altra parte dell’Oceano Atlantico e irresistibile.

Lo so, non sono Born in the USA, ma quando sento New York di Alicia Keys, degli U2, di Liza Minelli e di Frank Sinatra scatta la voglia irreversibile di comprare i biglietti aerei.

… anzi, il biglietto.

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Titoli di coda.

Cosa mi mancherà, fino alla prossima volta.

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You are welcome, rassicurante e  accogliente.

restroom, sempre puliti, comodi ed in ogni angolo, dove se serve si può anche fare il bisogno “grosso”.

L’acqua, fresca e buona, subito gentilmente offerta ovunque.

L’odore del caffè che sa di appena tostato al mattino e il bicchierone caldo e rassicurante in mano.

Il rumore delle sirene, che alla fine ci fai l’abitudine e dormi senza problemi.

Una metropolitana che ti porta in riva all’Oceano.

Un ascensore che ti porta in cielo.

Il raw bar.

Lo street food.

Il rumore della Città che si affievolisce fino a diventare silenzio a Central Park.

Le bolle ai piedi perché cammini, cammini, cammini e non ti rendi conto di quanto hai camminato.

la Broadway.

Il miscuglio di lingue ed idiomi che ti entra nelle orecchie.

Time Square, il luogo più kitsch dell’Universo.

E tante, tante, tante altre cose.

I Love NYC.

iRoby

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Ieri giornata dedicata al Memorial Center e all’Ossevatorio.

La capacità di ricordare, ricostruire e ripartire degli Americani non finirà mai di stupirmi.

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Nell’ascensore che porta in un lampo nel cielo di Manhattan viene raccontata la storia della progressiva costruzione della Città.

Un filmato breve, intenso e ricco.

Per arrivare agli ascensori si passa dallo strato roccioso su cui sono posate le fondamenta del grattacielo.

Roccia millenaria su cui poggiano tecnologia e futuro.

Una sintesi perfetta.

iRoby

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Non

Ieri, dopo quattro anni, giornata quasi interamente dedicata allo splendido MOMA.

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Considerazione magari banale.

Rendere un museo o una mostra piacevolmente fruibile migliora anche l’intensità con cui se ne apprezzano i contenuti.

Mi spiego meglio.

Potersi sedere ogni tanto, trovare un bagno pulito, essere in grado di dissetarsi e di cibarsi non fa male alla cultura, non è una contaminazione negativa.

iRoby

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Oggi è l’11 settembre e anche quest’anno io sono qua, a Manhattan.

Per dovere?

No, non è questo il senso.

Per piacere?

Neppure, non in questo caso.

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Semplicemnre perché sono.

Sono un occidentale, laico, democratico e liberale.

Sono uno che rispetta le idee e gli orientamenti degli altri ma chiede reciprocità.

Sono uno che ricorda e che non vuole mai dimenticare.

Sono uno pronto, se è il caso, a lottare fino in fondo senza se e senza ma per la libertà mia e degli altri.

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“C’è un messaggio per Trump che arriva dall’Oceano. Si chiama Irma. Viaggia con venti a 300 km all’ora, spinge muraglie d’acqua alte tre metri, si estende per 500 chilometri e promette un disastro sulla fragile Florida. Dice al presidente che la Terra, l’atmosfera, gli oceani sono in collera con lui.”

Questo ha scritto Vittorio Zucconi su Repubblica nei giorni scorsi.

Che Donal Trump non mi sia particolarmente simpatico è cosa nota, così come trovo non condivisibili le sue idee in materia ambientale.

Ma altrettanto è forte adesso la mia antipatia per Zucconi così come è netto il dissenso per i contenuti del suo articolo.

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Speculare su un cataclisma in arrivo, di fronte al quale l’uomo è impotente così come lo sono le sue tecnologie, evento che provocherà morte e devastazione per manifestare una pura propaganda politica non è tollerabile.

Trump ha tanti difetti, ne è il padre se vogliamo, ma non ha certo ancora responsabilità in tema di cambiamento climatico.

Zucconi non sopporta che venga eletto democraticamente qualcuno che a lui non piace, che avvenga in Italia o in qualsivoglia altra nazione del Mondo.

In questo momento serve soprattutto solidarietà ed aiuto per le popolazioni colpite, che sia a Miami come a Livorno.

Il resto sono solo inutili, vuote e fastidiose parole.

iRoby