I want to tell you a story

L’aveva visto giusto in tempo, ne aveva capito le intenzioni ed era scattato fulmineo.

Ma non era bastato.

Il proiettile che era destinato a colpirlo dritto in mezzo agli occhi gli aveva lacerato il fianco sinistro, da dove era subito iniziata una copiosa emorragia.

Non era tempo di rincorrerlo e di sbranarlo.

Era tempo di scappare, di nascondersi, di curarsi, di provare a sopravvivere.

Nascosto nel fitto della foresta, afflitto da un dolore acuto e con il fiato ormai molto corso, stava provando a calmarsi e a fare il punto della situazione.

Era accorsa una delle sue femmina, la più esperta, e lui le consentì di avvicinarsi.

Lei era in calore, ma decise di farselo passare, non era il momento.

Iniziò a leccargli la ferita con l’intento di pulirla e di disinfettarla.

Lui ne comprendeva l’intento ma il dolore così diventava atroce e faceva fatica a non reagire, a non cacciarla via, a non lasciarsi morire.

La febbre era ormai alta e l’infezione aveva iniziato il suo corso.

Poi tutto in un attimo fu buio e silenzio.

Copia di foto-111

Si svegliò che era notte profonda, anche se la luna piena illuminava la foresta come fosse giorno.

Non riusciva a comprendere se si era addormentato per la stanchezza o se era svenuto per il dolore, però con il fresco della notte le cose andavano un pochettino meglio, anche se solo un pochettino però.

Accanto a lui della carne fresca, portata dalla femmina che lo stava accudendo.

L’unica a cui aveva concesso di avvicinarsi.

Non aveva però la forza di masticarla.

Troppo dura la carne della preda, troppo debole lui.

Ci pensò lei a farla a brandelli, a rendergliela deglutitile, come si fa con i cuccioli.

Fu la migliore delle medicine, dopo la saliva con cui la femmina gli disinfettava con costanza e perizia la ferita.

Nel giro di qualche giorno si riprese.

La ferità si richiuse lasciando posto ad una cicatrice lunga e profonda, l’infezione era stata debellata e la febbre era nulla di più di un fastidioso ricordo.

Era ancora molto debole ma poteva ricominciare a muoversi e a tonificare la possente muscolatura.

Non aveva neanche per un attimo dimenticato gli occhi, lo sguardo e il viso del bracconiere.

Sapeva chi era e dove andarlo a cercare.

Ancora qualche giorno e sarebbe stato il momento più atteso, quello di uscire dalla foresta e di cominciare la caccia.

Un unico obiettivo, un’unica preda.

Carne in parte da gustare fresca per lui e per il resto da portare in dono alla sua femmina.

O forse solo carne da lasciare marcire e imputridire al sole.

iRoby


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