La grande beffa

Era tardi.

Non in assoluto, non per gli altri, non per la stagione, non per le abitudini di quel paese.

Il sole non era ancora tramontato.

Era tardi per Lui.

Era molto stanco quella sera.

Era tardi per uscire, per fare una passeggiata, per un panino al salame, per un bicchiere di vino, per un caffè, per una sigaretta, per un dito di grappa, per ascoltare un po’ di musica, per guardare un film, per leggere un giornale, per sfogliare un libro.

Molto tardi.

Le ossa e i muscoli davano prova della loro esistenza.

Attraverso il dolore.

Gli occhi e le orecchie erano strumenti ormai poco affidabili.

Solo il cervello funzionava benissimo.

Maledetto.

Decise di andare a letto, o almeno verso il letto.

Ma era ormai troppo tardi.

Si fermò alla poltrona.

Era maledettamente tardi.

Per fare una telefonata, per un bacio, per una carezza, per una parola, persino per un abbraccio.

Rimase per un po’ in una sorta di dormiveglia.

La vita, la sua vita, si riavvolse velocissima come la pellicola di un film proiettato all’incontrario.

Poi la vita, il film, ricominciò a scorrere a velocità normale, ma soffermandosi solo su alcuni momenti.

Saltando da un evento all’altro.

Solo su quelli, tantissimi, dove era stato sempre troppo presto.

In un attimo di pausa, di lucidità, si rese conto della beffa.

Era stato sempre troppo presto.

Per parlare, per camminare, per un bacio, per una birra, per una sigaretta, per un’alba come per un tramonto.

Per una bagno in mare.

Era troppo presto, aveva mangiato da poco.

Per dare un esame all’università.

Era troppo presto, aveva studiato poco.

Con la morte arrivarono il rimorso e la recriminazione.

Ormai era veramente troppo tardi per porre rimedio.

Per possedere tutte le cose che non aveva avuto, per vivere tutte le emozioni che non aveva vissuto, per presentarsi a tutti gli appuntamenti che aveva mancato, per cogliere tutte le occasioni che aveva perduto.

Per amare e essere amato.

Perché maledizione era stato sempre troppo presto.

iRoby


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