La luna

Ne era sicuro, quando si era tuffato in piscina la scaletta c’era.

Una scaletta di metallo che scintillava sotto il sole basso al tramonto con suoi classici gradini di legno antiscivolo.

Adesso però non c’era più, maledizione.

E si ripeteva che non c’era più, non che non ci fosse mai stata.

C’erano ancora l’oliveto da una parte e il limoneto dall’altra.

Li vedeva benissimo perché dopo il tramonto era apparsa una luminosissima luna piena.

Strano però, la notte prima se ne vedeva appena uno spicchio, la parte finale dell’ultimo quarto.

Ma non era questo il problema principale.

Era stanco ed aveva freddo.

Però proprio non riusciva a salire sul bordo della piscina, troppo alto per lui e per le sue ultime forze.

Aveva chiesto aiuto, gridato, urlato di rabbia, ma evidentemente proprio non c’era più nessuno.

Fece ancora un ultimo inutile tentativo, che pagò un prezzo carissimo.

Si rese conto di aver speso tutte le energie residue.

Non si oppose al suo destino e lasciò che il suo corpo scendesse lentamente verso il fondo della piscina.

Per consolarsi pensò che finalmente avrebbe potuto riposarsi un po’.

Finito l’ossigeno rimasto dovette respirare.

Si aspettava il bruciore e il gusto acre del cloro.

Arrivarono la piacevole sensazione di ossigenarsi in maniera diversa e un (retro) gusto delicato di miele di acacia.

Gli ricordò il Franciacorta del 2003 che aveva bevuto la sera prima.

Ricominciò a nuotare con ritrovato slancio ma senza cercare di risalire verso l’alto.

Non si ricordava che l’acqua della piscina fosse così colorata.

Non si ricordava neanche dei pesci.

Di dimensione piccola e media, anche questi coloratissimi.

Intravide una sirena, era bellissima.

Poi vide invece benissimo lo squalo e la sua dentatura di acciaio.

Si svegliò nel letto del baglio marcio di sudore.

Per fortuna il girare lento delle pale del ventilatore a soffitto gli diedero subito un po’ di refrigerio.

Pensò che doveva smetterla di andare a dormire nel pomeriggio, non ci era abituato, non lo avena mai fatto e le vacanze in Sicilia non erano un buon motivo per cominciare.

Pensò che doveva smetterla di accettare tutti quegli inviti a pranzo e soprattutto che doveva limitarsi a mangiare cose leggere.

La cucina locale era buonissima ma decisamente pesante e il numero di portate era per lui insostenibile.

A volte a Torino non faceva neanche pranzo.

Al massimo un toast e una birra in settimana e una insalata durante il fine settimana.

Erano quasi le sei di sera.

Decise di prendersi un caffè doppio ristretto e di andarsi a fare una nuotata in piscina.

C’era l’oliveto, c’era il limoneto, c’erano non più di dieci persone, tutte straniere, e c’era, soprattutto, la scaletta.

Sorrise al pensiero di averci fatto attenzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il sole stava ormai tramontando, erano quasi le sette.

Si tuffò ed iniziò a nuotare energicamente.

Libero, rana, delfino e dorso.

Uno stile per ogni vasca.

La sua sequenza abituale.

Fù alla quarta vasca che la vide e che se ne rese conto.

Sulla piscina era apparsa una bellissima, enorme, rotonda e rossissima luna piena.

Il terrore si impossessò di lui.

Ma ormai era troppo tardi, non c’era più niente che potesse fare.

iRoby


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