Perché, grazie

Ieri ho dedicato tanto tempo a pensare a David Bowie, a ricordare David Bowie, e riascoltare David Bowie, e rileggere David Bowie, a rivedere David Bowie.

Perché?

Perché le Sue doti artistiche, prima tra tutte la musica, hanno accompagnato la mia vita dall’adolescenza ad oggi.

Lui è stato indubbiamente l’artista che più di ogni altro mi ha influenzato e contaminato.

Mi sono via via innamorato della musica dei Pink Floyd, dei Genesis, degli U2, dei Coldplay ma il Duca Bianco ha rappresentato una stabile costante.

Una cifra distintiva della mia passione per la musica.

Intorno a Lui hanno gravitato altri artisti della musica e di altre arti che hanno di fatto riempito il palcoscenico della innovazione, della originalità, delle curiosità, della intelligenza, della stravaganza e della controtendenza.

Una sorta di dipinto a cavallo tra l’impressionismo e il surrealismo che se ne declamavi la bellezza di poneva per gli altri tra gli altri.

Penso a Brian Eno, a Andy Warrol, a Brian Ferry, a  Lou Reed.

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Al liceo se di piaceva David Bowie eri etichettato immediatamente come fascio.

Perché al conformismo piace circoscrivere ed isolare gli originali sino a calunniarne le idee ed il pensiero.

E io stavo al gioco e mi divertivo tantissimo, rafforzando quella corazza che mi protegge da una vita.

Grazie David, anche per merito Tuo sono cresciuto, e con un pochettino di presunzione mi sembra anche benino.

iRoby

 


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