Una macchia nera

Era un pochettino stanca ma felice.

Oppure.

Era felice ma un pochettino stanca.

I Suoi bambini, i Suoi figli, i Suoi gemelli, i Suoi cuccioli avevano completamente colonizzato la sua vita.

Erano il frutto di una notte di amore, Amore vero, solo che lui il mattino dopo non c’era più.

Non lo odiava per questo.

Tutto sommato aveva ricevuto da lui un dono bellissimo.

Il più bello che lui le potesse fare.

Anzi, due.

C’era però la Sua grande Amica.

Era stato veramente complesso convincere la Sua Amica che Lei non voleva sbarazzarsi del frutto dolcissimo di quella notte di Amore.

Ma alla fine ci era riuscita, come sempre.

Lei sapeva come convincere la Sua Amica.

E la Sua Amica era rimasta accanto a Lei.

Per fortuna.

Si era sorpresa a vedersi ingrassare così velocemente.

E così tanto.

Il parto tutto sommato era stato meglio del previsto.

Nessun dolore, tanta gioia.

Poi era arrivato il caos.

Due esseri così piccoli, delicati, fragili a cui dovere dedicate tutte le proprie attenzioni, tutta la propria vita.

Due pesti in certi momenti.

Soprattutto lui, l’esploratore.

La femminuccia invece era più mansueta.

Ma, e sorrideva a pensarlo, avrebbe fatto tanti danni più avanti.

I maschi sarebbero diventati matti per lei.

Certe cose si capiscono subito.

Che smorfiosa, ma che bella.

Le pesava molto la responsabilità di farli crescere sani e pronti per la vita e per gli ostacoli che questa richiede ogni giorno di superare.

Ma con l’aiuto della sua Amica era sicura di potercela fare.

La Sua Amica per fortuna viveva con Lei.

Anche lei aveva un figlio e non aveva più un compagno.

Due storie simili che aiutavano la convivenza.

La ospitava volentieri, con il suo cucciolo ormai quasi adolescente.

Nella casa c’era posto per tutti e cinque.

Certo che adesso in cinque bisognava fare più attenzione a non pestarsi i piedi, ma l’intesa tra grandi Amiche era perfetta.

Il tempo era diventato la risorsa più scarsa.

Mai un attimo per prendere il sole in giardino.

Pochissimo tempo per la cura di se stessa.

Anche se era rimasta, piacevolmente, sorpresa di come era ritornata velocemente in forma.

Merito anche della vivacità dei cuccioli …

Chissà se lui, pensava con malizia, vedendola adesso le avrebbe dedicano ancora una notte così …

Ma si, certo che si …

E non era presunzione.

La cosa che Le pesava di più era la mancanza di tempo per farsi le unghie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poteva sembrare un stupidaggine, ma Lei ci teneva tantissimo alla cura delle Sue unghie.

Mentre stava pensando alle Sue unghie Le venne fame.

I gemelli stavano per fortuna dormendo.

Li aveva fatti giocare per ore e alla fine si erano finalmente stancati piombando in un sonno profondo.

Erano bellissimi.

La Sua Amica stava ascoltando una vecchia ma bellissima canzone di Gino Paoli che parlava di una gatta che aveva una macchia nera sul muso.

Proprio come Lei.

Miagolò dolcemente e si strusciò delicatamente sulle gambe della Sua Amica.

Lei capì e, sempre ascoltando la canzone di Gino Paoli, le riempì la ciotola delle crocchette, del patè e dell’acqua fresca.

Meno male che c’era la Sua Grande Amica.

Meno male che c’erano i Suoi cuccioli.

Meno male che quella notte aveva incontrato Felix.

iRoby


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